mercoledì 24 ottobre 2012

๑๑๑ Sorriso di cioccolata ๑๑๑




Janet mantenne  gli occhi fissi  in quelli di Amira, la tazza di cioccolata calda nelle sue mani tremava leggermente, se solo avesse permesso al suo sguardo di cercare su quel volto i segni della bambina e della donna che aveva conosciuto sapeva che non sarebbe riuscita a fermare le lacrime e la profonda rabbia che sentiva agitarsi nel suo ventre.
Era dicembre, il pomeriggio della vigilia di Natale, Janet e Amira cercavano una negli occhi dell’altra una bambina che forse c’era ancora,  ma che era troppo silenziosa e immobile per lasciarsi anche solo intravedere.
Janet chiuse gli occhi morbidamente e afferrò la mano dell’amica che era posata sul tavolo quasi aggrappata alla tovaglietta bianca e azzurra.
Respirò profondamente l’odore di cacao e cannella e le scorzette d’arancia messe a seccare accanto alla stufa, Charlotte e la sua cucina magica. Era lì che le due bambine si rifugiavano nei pomeriggi d’inverno, c’era sempre una storia ad aspettarle e qualche dolcetto da sgranocchiare. In quella cucina nascevano i loro sogni più belli, Charlotte inventava favole o forse erano storie vere riempite, come si fa per i cioccolatini, con un morbido ripieno di fantasia. Amira e Janet fra una torta morbida di carote e un croccantino alle mandorle costruivano il loro futuro.
:- Io voglio sposare un principe Arabo, nella mia terra esistono ancora principi ricchissimi che vivono in castelli più belli di quelli della favole.-
Charlotte sorrideva ai sogni di Amira e metteva nelle sue manine color caramello una pralina di cioccolato e zenzero.
:- Io sposerò un ragazzo bellissimo, avrò due figli; uno maschio e l’altra femmina e girerò il mondo cucinando dolci buonissimi.-
Charlotte accarezzava la testolina capricciosa della figlia lasciandole addosso l’odore magico di quella cucina.
Janet aprì gli occhi e finalmente riuscì a scivolare sui lineamenti del volto di Amira.
:- Ricordi il principe arabo?-
Le due donne sorrisero anche se Amira fece fatica ad aprire la bocca.
:- E tu hai poi girato il mondo cucinando dolci?-
:- No, no. Ho girato semplicemente l’angolo.-
Janet rise raccontando che aveva prelevato il piccolo negozio si usa madre che ora era diventata una grande pasticceria con due vetrine proprio dietro il quartiere dove erano cresciute.
:- Ho due figli ma nessun bellissimo ragazzo che mi aiuta a crescerli, sono separata da diversi anni e il mio ex marito vive in un altro stato.-
Janet accennò un sorriso stentato mentre aspettava che Amira trovasse il coraggio di raccontare.
:- E Charlotte? Vive con te? Come sta?-
La voce di Amira era ruvida e profonda come se qualcuno oltre a ridisegnare i lineamenti del suo volto avesse voluto strapparle anche le parole.
:- Charlotte è morta lo scorso anno .- Janet sentì la mano rugosa dell’amica accarezzare la sua.
:- Non ha abbandonato la sua cucina un solo momento, è morta con un sorriso beato aspettando la lievitazione delle brioche .-
Anche Amira ora sorrise con l’unica parte del volto che le avevano lasciato.
:- Sei felice?- Chiese Amira cercando la risposta negli occhi azzurri di Janet.
:- Sono serena e in certi momenti mi pare di essere addirittura felice, si.-
Amira annuì spostando una ciocca arruffata di capelli color carbone.
:- E tu? – Janet non ebbe il coraggio di chiedere né di pronunciare la parola felicità.
Amira invece annuì questa volta con grande entusiasmo, sorprendendo l’amica.
:- Oh si, si, sono felice.-
Janet rimase immobile mentre si chiedeva come era possibile esser  felice quando qualcuno con tanta cattiveria avesse cancellato per sempre dal tuo volto un occhio, il naso e metà sorriso.
Amira prese fiato
:- Sono libera, credimi non esiste felicità più grande. Per anni sono stata costretta dentro una casa, e quando mi permettevano di uscire mi nascondevano sotto bellissime stoffe pregiate. Avevo dimenticato la sensazione del vento e del sole sul viso. –
Janet ancora non capiva e Amira continuò a raccontare.
:- Il giorno in cui mio marito ha cancellato il mio viso ho pensato che avrei preferito che mi uccidesse, che era stato molto più crudele di un assassino. E invece no, quel giorno lui mi ha liberata anche da me stessa. Ora faccio un po’ paura e chi non mi conosce storce la bocca guardandomi ma sono felice, anche con solo metà del sorriso. Nessuno può cancellare una donna e sono qui in questo meraviglioso Paese per dimostrarlo e cammino a volto scoperto proprio per questo.
Ho una figlia Janet, lei vive ancora nella famiglia dell’uomo che si è portato via metà del mio volto.
Il mondo deve vedere sul mio viso la sofferenza di un intero popolo di donne e bambine. Io sono libera ora, e voglio liberare mia figlia e tutte le figlie di quel popolo, ma questa volta senza che nessuno tocchi il loro sorriso.-
Janet lasciò scivolare le lacrime che fino a quel momento aveva trattenuto, Amira sorrise con quel sorriso sghembo che le avevano disegnato e concluse
:- E quindi si, sono felice.-
Janet tirò su con il naso proprio come faceva da bambina con la vista appannata dalle lacrime e affondò l’indice nella tazza di cioccolata ormai fredda e addensata, poi lentamente avvicinò il dito sporco di cioccolata al volto di Amira e disegnò la metà del sorriso che mancava.
Amira rise ora con un sorriso intero, un dolcissimo e coraggioso sorriso di cioccolata.

Selva Della Luna 

3 commenti:

  1. Mi domando dove sia finito l"Uomo", se mai è esistito....
    Definire "civile" una società che non solo permette, ma addirittura giustifica certi atti barbari e assurdi, mi è impossibile.
    Credo che l'uomo abbia sempre odiato, perseguitato e torturato la donna solo per paura. Paura del suo potere, della sua forza e del divino che è insito nella natura femminile. La ribellione di un figlio che vuole affermare la sua identità, la sua stessa esistenza disprezzando chi gli ha dato la vita, distruggendo la fonte stessa della Vita. Ma è solo la mia opinione.
    Solo noi donne possiamo riprenderci il potere che ci appartiene, e dobbiamo farlo attraverso un percorso di riscoperta consapevole di sè.
    Non sarà facile, ma è impossibile non ricordare ciò che siamo, perchè lo siamo, dobbiamo solo crederci e volerlo veramente.

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  2. Proprio stanotte mi sono svegliata che avevo un incubo nel cuore, non so se davvero ho sognato violenza ma quei volti erano dentro di me, ed eccomi al pc ha scrivere, a incitare, a cercare di capire... credo che riconoscere in noi il Divino possa essere un grande gradino verso la possibilità del NON SILENZIO ma questa possibilità deve essere data anche all'Uomo. Sto cercando disperatamente in rete qualcosa che parli del Divino nell'uomo, nel maschio... non c'è, perchè? Eppure nella mia mente e nel mio cuore so che solo riconoscendo nell'altro il Divino può verificasi il cambiamento.

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  3. Faccio molta fatica, a volte, a capire il maschile..
    Il mio rapporto con esso è sempre molto conflittuale, lo cerco, lo amo, lo odio, ne ho bisogno, lo rinnego, lo fuggo...
    Ho l'impressione che spetti a noi donne il compito di incarnare il Divino che è in noi, anche per fare da esempio, per essere un faro nel buio dell'anima, la nostra e quella altrui, però mi riesce difficile vedere il divino in chi si rifugia nella superficialità di ogni cosa, ed il maschio madio è maestro in questo... Non voglio generalizzare, ovvio, la mia è solo una considerazione del tutto personale.
    Credo che solo la pazienza, l'umile osservazione dell'altro, l'accettazione dei limiti di ognuno, possa portare a nuove consapevolezze. Da parte mia c'è anche molta rabbia, lo ammetto, rabbia nei confronti di un maschile prepotente, insensibile e cattivo, ma questo è un mio problema che voglio risolvere.
    Non so.... E' possibile vedere il divino in chi lo rinnega o non ne ha la minima coscienza, o in chi lo ha inconsapevolmente allontanato da sè?
    Io ci provo ogni giorno... A volte ne vedo un lieve barlume, altre volte il nero più totale.
    Ma conosco l'oscurità. Forse un giorno riuscirò a penetrarla e comprenderla, anche nell'altro.

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